Il rinvio come logica di sistema

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Era stato preannunciato… e rinvio fu. La prova preselettiva per l’accesso al corso-concorso per entrare nei ruoli regionali dei Dirigenti scolastici è stata spostata al 23 luglio. A nulla è valso il tentativo dell’ANP di richiamare il MIUR al rispetto dei tempi e anche, aggiungiamo noi, al rispetto delle persone che in questi mesi hanno studiato, senza smettere di lavorare, per presentarsi alla prova adeguatamente preparati. La logica di sistema non risponde alla ragione, ma alle convenienze. Ma perché gli alti burocrati del ministero dovrebbero assumersi responsabilità e fare delle scelte che potrebbero risultare invise ai nuovi potenti di turno? Un bel rinvio in questo caso capita come il cacio sui maccheroni!

D’altra parte non è successo lo stesso con la valutazione dei Dirigenti delle scuole? I Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali avrebbero dovuto concludere la procedura entro il 31 dicembre 2017 e, in fondo, siamo soltanto alla fine di aprile e i Dirigenti non sono stati ritenuti degni né di uno straccio di valutazione, né di una parvenza di giustificazione! Ci mancherebbe anche che adesso ci si debba mettere a giustificare i rinvii dell’amministrazione! In fondo questa storia della valutazione se l’è messa in testa quello scriteriato del ministro Profumo, senza stare a sentire quelli che veramente se ne intendono; poi quell’altra sprovveduta della ministra Giannini ha pensato bene di mettere nero su bianco nella Legge 107 la valutazione dei Dirigenti scolastici, in stend by da diciassette anni, e di dare anche avvio alla procedura. Ma è bastato cambiare ministro e rimettere la questione nella mani giuste per cominciare a fare le pulci al portfolio e a dimenticarsi qualche bullone in mezzo agli ingranaggi e tutto è tornato a bloccarsi, finalmente nel rispetto della logica di sistema. Adesso tentano addirittura di convincerci che credono così tanto nella valutazione che ritengono di protrarre la farsa della finta valutazione, che non avrà alcun effetto sulla retribuzione di risultato, per il secondo anno; ovviamente per fare un favore alla categoria e sperimentare ulteriori migliorie!

Forse al MIUR pensano che i Dirigenti scolastici siano portati, per una specie di effetto trascinamento, a condividere la logica di sistema, ma sbagliano i loro calcoli. Un conto è vivere nei paludati uffici di viale Trastevere, altro conto è andare ogni giorno nella prima linea delle scuole reali, in uno scenario che Susanna Tamaro alcuni giorni fa sul Corriere della sera ha definito di “catastrofe educativa”. Se applicassimo quotidianamente la logica del rinvio alle decisioni sugli episodi di bullismo, ai controlli dei controsoffitti pericolanti, agli infortuni, alle interferenze sindacali, ai controlli sui panini portati da casa, agli accessi civici, alle alchimie per far partecipare i docenti di religione agli esami, alle diffide, ai ricorsi, alla ricerca di risorse per finanziare attività e progetti, il sistema scolastico imploderebbe, un bel finale alla Zabriskie Point di Antonioni, ricordate? E invece la barchetta della scuola italiana, malgrado le tante falle, non affonda, perché ogni mattina c’è qualcuno che si mette al timone e qualcun altro che si mette ai remi.

Ma questo pochi dimostrano di capirlo. Sicuramente non lo capiscono gli uffici del MIUR che continuano a tartassare le scuole con le loro richieste “entro e non oltre”: ma possibile che non si vergognino neanche un poco?! Non lo capiscono gli uffici dell’INAIL, gli uffici della massima occupazione, le ASL, i VV.FF. ecc. , tutti soggetti ai quali è stato riconosciuto il diritto di imporre alle scuole termini tassativi, in genere quarantotto ore, e di passare poi in automatico alla comunicazione delle pene pecuniarie, che i Dirigenti scolastici pagano di tasca propria, con la differenza sostanziale che non godono dei trattamenti retributivi dei Dirigenti amministrativi, che l’esperienza di quella prima linea non l’hanno mai vissuta e mai la vivranno.

Ma, in fondo, perché farla tanto tragica per lo spostamento della preselettiva di qualche settimana? Proviamo a spiegarlo. Già nel corrente anno scolastico sono state assegnate in Lombardia 242 reggenze (senza contare quelle temporanee), cioè quasi 500 istituti scolastici (il 44% del totale degli istituti lombardi) hanno avuto un Dirigente a mezzo servizio; che da settembre sta correndo da una scuola all’altra, portandone intero il peso della doppia responsabilità e senza percepire l’indennità di reggenza perché anche le Ragionerie territoriali dello Stato il più delle volte condividono la logica del rinvio.

Abbiamo calcolato che già il prossimo primo settembre le scuole prive di Dirigente titolare saliranno a 315 (e le scuole con il Dirigente dimezzato al 56%). Nell’attuale situazione sarà quasi impossibile che i futuri vincitori di concorso possano essere assegnatari di incarico dirigenziale per il primo settembre 2019. Si riproporrebbe, a quel punto, un copione che la Lombardia ha già vissuto nel 2011 e nel 2012, e che ha portato il sistema scolastico lombardo vicino ad un collasso evitato soltanto grazie alle incredibili energie intellettuali ed etiche di gran parte degli operatori scolastici che operano in regione.

È necessario che l’amministrazione avverta l’indignazione che cova in persone non aduse ad alzare i toni e ad indossare i panni di Masaniello, ma che quotidianamente subiscono le vessazioni di un sistema iniquo, duro con chi è debole e comprensivo ed autoassolutorio con se stesso. Oggi quella indignazione si allarga alle migliaia di docenti, coraggiosi aspiranti al ruolo dirigenziale, che si sentono presi in giro.

I Dirigenti hanno già deciso come dimostrare questa indignazione, a partire dal rifiuto totale di partecipare per il secondo anno alla valutazione-farsa. Ma esperienze come quella della finta valutazione e del concorso dovrebbero aprire gli occhi a tante persone ancora convinte, come noi, che l’unica logica che deve ispirare una pubblica amministrazione che si rispetti debba essere l’interesse dei cittadini e il bene della Nazione.