Anp Lombardia, navigazione veloce.
testata | colonna di sinistra | contenuto principale | colonna di destra | piè di pagina
Sezioni
provinciali
Notizie da ANP Milano - Lodi - Pavia Bergamo Brescia - Cremona - Mantova Varese Notizie da ANP Como -Lecco- Sondrio
Milano - Lodi - Pavia Bergamo Brescia - Cremona - Mantova Varese Como - Lecco - Sondrio

Qui ci vuole un esperto

Dal diario di una schizofrenica (download)

Caro diario,
se qualcuno volesse avere la conferma del fatto che quello dell’insegnante è un lavoro logorante potrebbe seguire un progetto scolastico con l’assistenza di un esperto.
Ormai siamo tutti d’accordo, non siamo tuttologi, dunque rivolgiamoci a chi sa più di noi. Per il teatro ad esempio occorre un vero regista, anzi una regista, la nostra. Allegra e vivacissima ha un nome letterario, Silvia, e due scintillanti occhi verdi. Come tutte le ex bellissime donne ha una illimitata fiducia nel suo fascino, come tutti quelli che fanno altro è convinta di saper tenere una classe meglio di noi. Il prof coordinatore all’inizio era felice, alle prime riunioni cinguettavano tra loro facendosi smisurati complimenti che mi ripetevano anche in privato “Che caro quel tuo prof” diceva lei “Che donna simpatica- mi diceva lui- e poi come si fa seguire dalla classe!”
Una vera luna di miele! perfino i nostri amatissimi studenti del Bronx erano contenti, quando la incontravano per le scale la salutavano con un ronzare da elicotteri “Ma cari, esclamava lei, come state?”
“Beeene” rispondevano loro fieri della lezione di dizione n.1.
“Ah quanto mi siete mancati!”
“Anche tu”
E pensare che ci fanno perdere un sacco di tempo con la gestione del conflitto, pensavo a quattro settimane dal debutto, e invece qui fila tutto d’amore e d’accordo!
A tre settimane e mezzo dal debutto Silvia inizia a chiedermi ostinatamente se il “ miocaroprof “ abbia tutte le rotelle a posto, mentre lui, dopo essersi informato a più riprese della data di nascita di lei, scuote la testa.
A due settimane grosse nuvole nere aleggiano sopra di noi.
Gli studenti che, distratti e pelandroni come sono non avevano ancora sospettato nulla, iniziano a comprendere che dovranno (orrore!) leggere più di una volta il testo e impararlo a memoria.
Silvia inizia a intuire che se vuole cercare guai è meno rischioso proporre a un gruppo di hooligans ubriachi di mettersi le pattine prima di entrare a San Siro piuttosto che cambiare due aggettivi nel testo del prof.
Il prof comincia a temere di perdere qualche posizione nella graduatoria dei suoi allievi e intraprende una puntuale opera di smantellamento delle indicazioni della regista.
Tutti e due concordano su un solo punto: quando lui (o lei) non c’è tutto va meglio!
La cosa peggiore è che nessuno parla apertamente, tutti lavorano nell’ombra. Lei di soppiatto si infila nel mio ufficio e, approfittando del fatto che, per l’unica volta in quattro anni nessuno bussa, mi recita tutto il lunghissimo atto unico con tanto di canzoni, balli e musiche etniche sottolineando i cambiamenti impercettibili che hanno trasformato quella porcheria in un degno spettacolo.
La trascino fuori inventandomi una riunione in Direzione Regionale, risalgo da una scala secondaria e chiamo la bidella per raccomandarle, per la centesima volta, di avvertirmi per citofono dei visitatori. Lei, fiera mi dice: “Ha visto che brava? Sono riuscita a tenerglieli tutti fuori dai piedi per due ore perché sapevo che aveva tanto da fare con la signora Silvia”.
Mi trattengo da un omicidio e rientro nell’ufficio sbattendo la porta.
Il prof è lì. “Mi scusi -dice trattenendo le lacrime- sono entrato mentre non c’era ma avevo bisogno di parlarle un attimo. Silvia sta distruggendo il mio spettacolo e anche la mia immagine di prof. Vorrei che lei vedesse che razza di tagli e modifiche sta facendo”.
Prima che inizi anche lui a cantare e ballare lo interrompo rassicurandolo. “Stia tranquillo domani le parlo io”. Lo accompagno in corridoio giusto in tempo per vedere arrivare un gruppetto di ragazzini che mi urlano “Hansel e Gretel abitano qui?”.” Visto che bravi la sappiamo già a memoria”. Mancano otto giorni e già vorrei fuggire.
L’ultima settimana è un delirio e ancora non sono cominciate le prove in costume.
Silvia, che ama tanto il teatro, non ha capito che le nostre ragazze sono sempre disposte a sfilare con piume e strass ed è quello, e non la distinzione tra teatro epico e teatro drammatico, ad attirarle su un palco.
Il giorno prima della prima cominciano i guai veri.
La prova generale è una Caporetto.
Lei mi chiama in disparte e mi dice “Adesso ci penso io”. Sale sul palco e li passa in rassegna come il generale Custer, li sgrida, li richiama, li esorta. “Dovete farvi onore tuona, dopo un’allocuzione di venti minuti, per voi, per la scuola, un po’ anche per me ma soprattutto (Signore fai che non lo dica) per la vostra Preside”. L’ha detto! Scende facendomi un furbo segno di intesa e poco dopo la calma regna sovrana.
”Dove si sono cacciati tutti?” grida dopo un po’ “Hansel, Gretel, Strega, Biancaneve, nonna, Cappuccetto rosso, insomma chi è di sceeena?”.
“Sono andati via” dice Pollicino che sta pasticciando il vestito di Pierrot.
“Andati via- grida Silvia - dove andati ?- appare disperata- giuro che non mi è mai successo” geme. Ci credo sulla parola e vado a cercarli al bar.
Strega, Cappuccetto e Hansel hanno deciso di non avere le spalle abbastanza larghe da sostenere la prova ma soprattutto, precisa Hansel “Io con le treccine azzurre, il gonnello, gli zoccoli e neanche uno straccio di scollatura o un pantalone con tanga a vista, non mi faccio vedere. Mi vergogno!”.
”Quella vecchia pazza- esplode la strega- mi ha fatto togliere i tacchi e così non mi si vede e poi mi ha spettinato tutta “
“ Figuriamoci se mi metto a ballare con un cestino di fiori in mano- strepita la dark lady della classe - e dico Pace e amore in venticinque lingue diverse che non ci capisco già una mazza in Italiano” Ritorno in teatro depressissima, ma Silvia è di nuovo sugli spalti. “Si va coi sostituti” dichiara. Si riprova.
Decisamente va meglio ma, si sa, gli esperti sono perfezionisti. “Ragazzi, insomma, non accalcatevi tutti a danzare in quell’angolo, allargatevi, subito”. “Va beeene” squittiscono le otto pastorelle e, rinculando come un cannone, abbattono i fondali di legno.
Silvia si arrampica d’impeto su una scala, smartella qua e là senza fiatare, scende fulminandoci tutti e dichiara “Alle 9 si apre il sipario, chi c’è, c’è! A proposito- aggiunge sfidandomi- dov’è quell’idiota? Non si è visto in tutto il giorno?”.
“Ci penso io, vai pure a riposarti, anche voi ragazzi, tutti qui alle 8.30” . Cerco il prof al telefono .”Siamo già in macchina, stiamo arrivando” mi risponde la moglie. “Fate con calma , rispondo , ma ricordi a suo marito un bel mazzo di fiori per Silvia”. “Bisogna comprare i fiori a Silvia” urla, devono avere una macchina molto grande. “E’ la preside - urla ancora più forte, forse per coprire un commento poco adatto a un insegnante di belle lettere.
Se Dio vuole si va in scena con grandi cambi di luci e getti di vapore: i genitori, gli zii, i nonni e i vicini di casa degli attori sono entusiasti. I venti colleghi più volonterosi, stremati nell’ultimo mese da avvisi, affiche e locandine che annunciavano l’evento come se fosse la Prima della Scala , sono in sala con mariti, mogli e figli. Alla fine ci sono applausi e fiori per tutti, Silvia ringrazia il pubblico, il parroco, il tecnico, le sarte, chiama i ragazzi uno alla volta, saluta anche tutti gli spettatori, mi fa applaudire e ringraziare e, forse involontariamente, si dimentica di nominare l’autore che dietro le quinte, tenendo il fascio di fiori come una mazza da baseball, sta per mettersi a piangere quando i ragazzi, tra un inchino e l’altro, lo chiamano e lo portano in scena per mano.
Salvi!
L’indomani vado al liceo piena di sensi di colpa per averli trascurati, non ho nemmeno chiamato per sapere come era andata con la nuova esperta di educazione alla salute.
Mi vengono incontro le coordinatrici delle Commissioni Salute, fitness e benessere e Gite,viaggi e passatempi adatti a gente di un certo livello in gramaglie ”Preside, miagolano, meno male che è arrivata! E’ successa una cosa terribile durante l’ora di educazione sessuale! Veniamo nel suo ufficio tra dieci minuti”
Già vedo i titoli dei giornali “Liceo a luci rosse, il Moige denuncia la Preside”.
Arrivano le prof.”Cosa è successo insomma ?” chiedo con un po’ di ansia.
”Hanno mancato di rispetto all’esperta” rispondono con imbarazzo.
“Mancato di rispetto come?” chiedo ancor più angosciata prefigurandomi scenari alla Tinto Brass. “Non hanno risposto all’appello, l’hanno presa in giro, non l’hanno lasciata parlare, non hanno fatto altro che chiedere di uscire, le hanno fatto il verso” rispondono
“E chi era l’esperta?”
“La psicologa specialista in adolescenti”.
“Quella che ci fa sempre una testa così perché non parliamo ai ragazzi, non li ascoltiamo, non entriamo in sintonia, li trascuriamo, siamo rigidi e incapaci?”
“Sì lei, ci vergogniamo tanto” rispondono costernate.
“Allora interrompiamo il corso” decido severa.
“E per i ragazzi, vuole una sanzione dura?”
“No- rispondo - comunicate loro che il corso è sospeso a causa del loro comportamento. Non voglio intervenire direttamente, potrei avere reazioni esagerate”. Sì, potrei abbracciarli!

Il dirigente ..."dimezzato"

colonna di sinistra

colonna di destra

Area docenti

[Creative Commons License]
I contenuti di questo sito, salvo diversa indicazione, sono rilasciati sotto una licenza [Creative Commons License].
Tutti i marchi sono proprietà dei rispettivi proprietari.